Marte

Il sistema solare




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Marte
ASTRONOMIA
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MITOLOGIA


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ASTRONOMIA

Marte è il quarto pianeta in ordine di distanza dal Sole e il settimo, per dimensioni, del Sistema solare, con un diametro pari a circa la metà di quello della Terra. Insieme a Mercurio e Venere, fa parte di quei pianeti rocciosi denominati terrestri. Marte ha una densità leggermente inferiore a quella della Terra e una superficie che presenta conformazioni simili a quelle del nostro pianeta, con pianure, vulcani, montagne e canyon, oltre a due calotte polari. La superficie marziana è tuttavia più ricca di crateri ed è ricoperta da una fine polvere rossastra, dovuta ai minerali di ferro presenti nel suolo. Marte è anche detto, per questo, il pianeta rosso. Ha due satelliti, Deimos e Phobos, ma è sprovvisto di un sistema di anelli.

Marte è, con Venere, uno dei due pianeti "vicini" alla Terra; orbita intorno al Sole ad una distanza media di circa 228 milioni di chilometri (la Terra dista dal Sole circa 150 milioni di chilometri) con una traiettoria molto eccentrica, il cui piano orbitale è inclinato di 1,85° rispetto all'eclittica.

La velocità di rotazione di Marte attorno al proprio asse è molto vicina a quella della Terra, pertanto la durata del giorno marziano, intesa come insieme del dì e della notte, è quasi uguale a quella del giorno terrestre. Anche l'angolo di inclinazione dell'asse e la distanza dal sole, per i due pianeti, sono simili, così che il loro ciclo stagionale risulta analogo (esso è molto più lungo, invece, su Saturno e Nettuno). A causa della maggiore eccentricità dell'orbita, comunque, le stagioni marziane differiscono di più, l'una dall'altra, come durata e come intensità dell'irraggiamento solare. Il periodo di rivoluzione del pianeta intorno al Sole corrisponde a poco meno di due anni terrestri (circa 687 giorni).

A causa della minore massa, la sua la forza di gravità risulta inferiore a quella terrestre, e pari a circa il 38% di quella del nostro pianeta. Per fare un esempio, un oggetto che sulla Terra pesasse 100 chili, su Marte ne peserebbe 38.

L'atmosfera del pianeta è costituita prevalentemente da anidride carbonica ed è piuttosto rarefatta, tuttavia essa risulta sufficientemente densa da consentire un sistema meteorologico con nuvole e venti. Su tutto il pianeta si verificano inoltre tempeste di sabbia, anche di straordinaria intensità. La pressione atmosferica media è più di cento volte più bassa di quella della Terra, ma varia molto più intensamente, rispetto al nostro pianeta, con l'altitudine, le condizioni meteorologiche e soprattutto con l'alternarsi delle stagioni.

La pronunciata rarefazione dell'atmosfera non consente a quest'ultima di ridistribuire il calore in modo efficace, come avviene invece sulla Terra, e di conseguenza le temperature al suolo vanno incontro a forti escursioni: gli estremi sono rappresentati dai -125 °C delle regioni polari in inverno e dai 20 °C di giorno nella zona equatoriale. La temperatura media sul pianeta è di circa -60 °C.

Marte possiede un debole campo magnetico, presente su vaste aree del pianeta, ma che non si estende a tutta la sua superficie; esso rappresenta probabilmente ciò che resta di un antico campo su scala globale, ora scomparso.



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OSSERVAZIONE

Marte è il primo pianeta superiore (con un orbita intorno al Sole esterna, rispetto alla Terra), per cui la sua osservazione non è ostacolata dal disco solare come succede per Mercurio e Venere; nel cielo notturno esso è facilmente avvistabile ad occhio nudo. L'osservazione diretta del pianeta è tuttavia condizionata dalle caratteristiche della sua orbita e dalla loro combinazione con quelle dell'orbita terrestre.

Marte ha un periodo orbitale di poco inferiore a due anni e considerando anche il periodo di rivoluzione della Terra, i due pianeti vengono a trovarsi allineati, dalla stessa parte rispetto al Sole, mediamente ogni 780 giorni; al verificarsi di questa posizione relativa tra i due pianeti, detta opposizione, essi viaggiano per un certo periodo ravvicinati e rendono favorevole l'osservazione del pianeta rosso dalla Terra. Mentre però l'orbita terrestre è pressoché circolare, quella di Marte risulta fortemente eccentrica, pertanto al verificarsi di ogni opposizione, la loro distanza relativa può variare molto. Quando Marte si trova nel suo punto di minor distanza dal Sole (perielio) e quindi di massima vicinanza alla Terra, le condizioni per la sua osservazione sono particolarmente favorevoli e durano per molto tempo; si parla in questo caso di grandi opposizioni, le quali avvengono circa ogni 21 anni.

Marte è un pianeta difficile da osservare. Quando si trova nel punto più distante dalla Terra, le sue dimensioni apparenti sono dello stesso ordine di grandezza del lontanissimo Urano, tuttavia anche nel caso migliore esso non appare più grande di un cratere lunare di 45 km di diametro.

Per gli osservatori situati nell'emisfero boreale terrestre (quindi anche per chi è in Italia), l'osservazione di Marte presenta una ulteriore complicazione, in quanto le grandi opposizioni si verificano nel periodo estivo (tra luglio e ottobre), quando la declinazione notturna dell'eclittica risulta fortemente negativa; in queste condizioni il pianeta rimane sempre basso sull'orizzonte, pertanto il vantaggio dato dalle massime dimensioni apparenti del pianeta viene ridotto a causa del disturbo arrecato dall'atmosfera terrestre.

Marte appare dalla Terra di un brillante arancione rossastro; la sua magnitudine apparente varia a seconda della posizione rispetto alla Terra e al Sole, e può arrivare a un valore massimo di -2,8.


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CURIOSITA'

Marte è sempre stato, nella letteratura e nell'immaginario collettivo, il luogo più adatto nel Sistema solare ad ospitare forme di vita extraterrestri. Già alla fine dell'800 l'astronomo americano Percival Lowell propose l'idea che i canali avvistati sulla superficie marziana potessero essere opere di ingegneria realizzate dagli abitanti del pianeta.
Il "volto di Cydonia" su Marte
Nel 1976 la sonda spaziale Viking 1, in orbita attorno al pianeta, scattò la foto di una porzione della superficie di Marte, nella regione denomina Cydonia, nella quale compare una particolare conformazione rocciosa (di circa 3 x 1,5 km) che ricorda le sembianze di un volto umano. Tra le diverse interpretazioni della foto, ve ne fu una che sosteneva si trattasse di qualche sorta di monumento artificiale costruito da antiche forme di vita intelligenti che visitarono o abitarono Marte in passato.

Marte potrebbe comunque aver ospitato delle primitive forme di vita, ed esse potrebbero esistere ancora oggi, in quanto sul pianeta sussistono le tre condizioni ritenute dagli scienziati come necessarie per ospitare qualsiasi forma di vita. Innanzitutto sono presenti gli elementi chimici essenziali che costituiscono la base del materiale organico (carbonio, ossigeno, idrogeno e azoto); è disponibile una fonte di energia utilizzabile dagli organismi viventi (l'energia solare o il calore del sottosuolo); è infine possibile la presenza dell'acqua allo stato liquido. Oggi l'acqua esiste con certezza allo stato solido all'interno delle calotte polari, ma potrebbe essere presente anche nel sottosuolo, riscaldata dal calore interno del pianeta; essa è comunque esistita in passato, come risulta dalle evidenti tracce lasciate sulla attuale conformazione del suolo.

Nel 1966 David McKay ed altri componenti del suo gruppo, annunciarono la scoperta di forme di vita fossili provenienti da Marte. Su un meteorite di origine marziana, caduto sulla Terra, vennero infatti individuate molecole organiche complesse e grani di magnetite, un minerale che si può formare in presenza di alcune specie di batteri. Essi suggerirono che tali strutture potessero costituire la prova della presenza di antichi microrganismi marziani. L'ipotesi, sicuramente affascinante, ha dato origine a molti studi sull'argomento, i cui risultati sono stati tuttavia contraddittori. Le conclusioni degli scienziati sono dunque controverse e non è stato ancora raggiunto un accordo unanime circa l'avvenuta prova dell'esistenza di forme di vita marziane?

L'orbita di Phobos, uno dei due satelliti di Marte, è in costante decadimento, pertanto il satellite si avvicina sempre di più al pianeta (contrariamente a quanto fa la Luna rispetto alla Terra) e dunque esso è destinato a precipitare sulla superficie marziana. La stessa cosa accade al principale satellite di Nettuno, Tritone.


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STORIA

Marte è facilmente individuabile nel cielo, per via della grande luminosità e del suo caratteristico colore rosso; per questo motivo era noto già alle popolazioni più antiche, come i Sumeri e i Babilonesi.

Nel 1610 Galileo Galilei iniziò le osservazioni del pianeta, anche se non disponeva di strumenti ottici abbastanza potenti per cogliere i particolari della sua superficie, ma nel 1655 l'astronomo olandese Huygens cominciò a riportare alcuni dettagli della superficie utilizzandoli come punti di riferimento per il calcolo del periodo di rotazione del pianeta. Gli studi di Huygens furono approfonditi da Cassini, il quale riuscì a calcolare con grande precisione, per gli strumenti di cui disponeva, la durata del periodo di rotazione del pianeta; nel 1672 egli stimò la sua distanza dal Sole e dalla Terra, utilizzando le leggi di Keplero e identificò le calotte polari, la cui osservazione approfondita venne condotta successivamente da Maraldi.

Nel XVIII secolo William Herschel contribuì ad affinare ulteriormente il calcolo del periodo di rotazione di Marte, arrivando ad una misura in difetto per soli 13 secondi rispetto al valore conosciuto oggi. Egli determinò inoltre l'angolo di inclinazione dell'asse e dedusse che le calotte polari erano coperte di ghiaccio e avevano una estensione variabile con l'alternarsi delle stagioni.

Nel XIX secolo le osservazioni di Marte si intensificarono notevolmente, anche per il fatto che si andava diffondendo la convinzione che il pianeta potesse essere abitato da forma di vita intelligenti. I tedeschi Beer e Madler furono i primi a tentare una mappatura completa della sua superficie e nel 1837, pur non riconoscendoli per tali, furono i primi ad imbattersi nei problemi di osservazione causati dalle violente tempeste di sabbia che spazzano il pianeta rosso.
La cartografia più rigorosa del tempo fu opera dell'italiano Schiaparelli, la cui prassi di utilizzare termini topografici prettamente terrestri, (stretti, canali, mari continenti ecc.) per l'identificazione delle diverse regioni osservate, alimentò l'idea di Marte come pianeta abitato. La tesi più suggestiva fu quella dell'americano Lowell, il quale riteneva che i canali descritti da Schiaparelli potessero essere strutture di ingegneria realizzate dagli abitanti di Marte.

Con l'inizio del XX secolo la convinzione dell'esistenza di vita su Marte andò progressivamente scemando, fino a quando negli anni '60 i primi dati sulla temperatura e sull'atmosfera del pianeta, raccolti dalle sonde spaziali, contribuirono a spegnere gli ultimi entusiasmi. Nel 1964 fu lanciata le sonda Mariner 4 e nel 1969 le sonde Mariner 6 e 7. Esse sorvolarono il pianeta dopo circa sei mesi di viaggio e scattarono le prime foto della superficie di Marte, rivelando la sua natura arida e ricca di crateri. Nel 1971 la sonda Mariner 9 orbitò intorno al pianeta scoprendo i primi canyon e vulcani e quelli che apparivano come letti prosciugati di antichi fiumi. Nel 1975 fu lanciata la missione Viking, composta da due sonde che orbitarono attorno a Marte e da altre due che atterrarono, scattando foto dettagliate della superficie e analizzandone dei campioni.
Uno dei "rover" atterrati su Marte
Nel 1996 venne lanciato il Mars Pathfinder che atterrò sul pianeta nel 1997 grazie a un innovativo sistema di palloni anti-urto e rilasciò un robot chiamato Sojourner, in grado di muoversi sul suolo marziano. La stessa missione mandò in orbita la sonda Mars Global Surveyor, dotata di strumenti per la misurazione dell'altitudine e della composizione del suolo marziano. Nel 2003 Marte è passato alla più piccola distanza dalla Terra degli ultimi 60.000 anni e gli scienziati ne hanno approfittato per inviare tre nuove missioni: Mars Express dell'ESA e i due nuovi rover statunitensi Spirit and Opportunity.


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MITOLOGIA

Il nome del pianeta deriva da quello dell'omonima divinità romana, in latino Mars, corrispondente del dio greco Ares, dio della guerra. Il pianeta deve probabilmente la sua identificazione con il dio greco al suo caratteristico colore rosso, associato al colore del sangue sparso sui campi di battaglia. Tra i latini e gli altri popoli italici, Marte era venerato anche con altri nomi, tra cui Marmor, Mamers, Maris, Marpiter o Marspiter.

I nomi dei due satelliti di Marte, Deimos e Phobos, significano in lingua greca, rispettivamente "terrore" e "paura", e rappresentano gli aspetti spaventosi della guerra, impersonata dal dio.

Secondo la mitologia classica, Ares era il figlio di Zeus (Giove) e di Hera (Giunone), ed era considerato il dio della guerra, soprattutto nei suoi aspetti più selvaggi e feroci e della lotta intesa come sete di sangue. Per questo motivo egli era per i Greci un dio del quale diffidare. Il suo luogo di nascita e la sua vera residenza si trovavano in Tracia, una regione ai limiti estremi della Grecia e abitata per lo più da genti barbare e bellicose. Proprio in questa regione Ares decise di ritirarsi dopo che venne scoperta la sua relazione con Afrodite (Venere).

Anche Athena, la sorellastra di Ares, era considerata dea della guerra, ma il suo campo di azione era più quello della strategia e della tattica militare; Ares prediligeva gli scatti improvvisi, furiosi e violenti, che si manifestano imprevedibili in battaglia, tanto è che la parola Ares, fino all'epoca classica fu usata anche come aggettivo, da intendersi come "infuriato" o "bellicoso".
Ares e Afrodite scoperti da Efesto
Tra le vicende degli dèi dell'Olimpo, si narra che Ares fu uno degli amanti preferiti di Afrodite, che Zeus per evitare discordia tra gli altri dèi, decise di dare in sposa al più butto tra loro, Efesto (Vulcano), il dio del fuoco. Un giorno Helios, il dio del Sole, vide Ares incontrarsi in segreto con Afrodite nella camera di Efesto e andò a riferirglielo. Efesto studiò quindi un sistema per sorprendere in flagrante la coppia e preparò una catena con la quale legare i due amanti. Scattata la trappola, che bloccò i due in una posizione decisamente compromettente, Efesto andò a chiamare gli altri dèi dell'Olimpo, che accorsero in massa, ad eccezione delle dee che declinarono l'invito. Alcuni di loro commentarono declamando la bellezza di Afrodite, mentre altri osservarono che avrebbero voluto trovarsi al posto di Ares; tutti colsero comunque l'occasione per prendersi gioco dei due, al punto che una volta liberati, Ares, imbarazzato e pieno di vergogna, decise di ritirarsi nella sua terra natia.

Dalla relazione con Afrodite, Ares ebbe due figli, Deimos e Phobos, che impersonificavano gli spiriti del terrore e della paura. Ares portava con sé in battaglia anche altri aiutanti: Kydoimos (il demone del frastuono della battaglia), Polemos (uno spirito della guerra minore), ma anche i Makhai (spiriti della battaglia) e gli Hysminai (gli spiriti dell'omicidio).

Nella mitologia romana arcaica, Marte era il dio della fertilità, della natura, del tuono e della pioggia. Dio "guida" per gli uomini, fu poi associato il dio greco Ares. Marte era il dio della primavera, periodo nel quale si tenevano le principali celebrazioni a lui dedicate, e presiedeva all'agricoltura in generale. In quanto marito di Rea Silvia e padre di Romolo e Remo, fondatori di Roma, questo dio assumeva per i Romani grande importanza, anche in considerazione della loro inclinazione alla guerra e alle arti "marziali", appunto. Fu in suo onore che i Romani chiamarono "Marzo" il primo mese, periodo dell'inizio della primavera.

Altri epiteti con cui era conosciuto Ares, sono Enialio (una figura divina declassata in epoca classica al rango di eroe), Andreiphontes (assassino di uomini), Teikhesipletes, (colui che assalta le mura), Maleros (brutale) e Miaiphonos (macchiato di sangue). Tra i Romani egli era anche chiamato Lucesios (lucente, in quanto dio del tuono e del lampo), Silvanus (per i suoi aspetti legati alla natura), Gradivus (colui che va, sottinteso in battaglia) e Invictus (mai sconfitto).

Ares possedeva una quadriga trainata da quattro cavalli immortali dal respiro infuocato, legati al carro con finimenti d'oro. Altri animali spesso associati al dio erano il lupo, il toro, il picchio, il barbagianni, il gufo reale e l'avvoltoio. Nelle raffigurazioni Ares si distingueva tra tutti gli dèi dell'Olimpo per la sua armatura bronzea e luccicante. Quando andava in battaglia era solito brandire una lancia. Tra i Romani, le hastae martiae erano le lance di Marte, che erano conservate nel sacrario della regia e si scuotevano in caso di gravi pericoli.
Il simbolo di Marte
Il simbolo astronomico (e astrologico) del pianeta consiste in una rappresentazione stilizzata dello scudo e della lancia del dio.


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